Barone de Cles
tra storia e territorio

Un legame inscindibile unisce Barone de Cles all’eccellenza della vitienologia del Trentino Alto Adige attraverso un millennio di storia.

Legame che non si esprime soltanto nella coltivazione antichissima di siti privilegiati come Castel Cles e Maso Scari – citato nel Gotha mondiale dei Vini dell’enogastronomo Luigi Veronelli del 1968 con 3 etichette –, ma anche nella rigorosa sapienza enologica, attenta all’intreccio secolare tra varietà autoctone, corti aristocratiche e peculiarità geomorfologiche del territorio.

Barone de Cles è l’espressione nobile della cultura del vino trentino sudtirolese: Teroldego Rotaliano, Lagrein e Pinot Bianco sono i vini che pazientemente lasciamo affinare nelle nostre cantine secolari.

 

 

Castel Cles


È la prima tenuta viticola dell’azienda. Si dice infatti che i Clesio coltivassero sulle balze sotto il maniero, esposte a sud, “ab immemorabilis”.
Attorno al castello di Cles, di origine medioevale, il vigneto si estende attualmente per 4 ettari vitati circondati unicamente dal lago Santa Giustina e da circa 20 ettari boschi di faggio di alto fusto. In epoca recente sono stati ripiantati gli antichi vigneti coltivati un tempo dal barone Ildebrando de Cles a “ Borgogna bianco ”, ovvero varietà bianche della famiglia dei Pinot.
L’altitudine vai dai 530 ai 590 metri sul livello del mare con esposizione a sud est. Le escursioni termiche tra giorno e notte sono notevoli e permettono di preservare la peculiare struttura acidica del vino. Il suolo, in virtù dell’origine glaciale dell’altipiano noneso, è profondo e con buona dotazione delle principali classi di elementi minerali.
L’epoca di vendemmia è tra il 25 di settembre ed il 15 ottobre.

Maso Scari


Maso Scari è il vigneto che prende il nome dagli Scari von Cronhof, famiglia della nobiltà rurale stabilitasi a Mezzolombardo alla fine del XV secolo, con cui i Baroni de Cles si imparentarono ad inizio del 1900.
Gli Scari bonificarono, a partire dal 1850, una vasta area sassosa di circa 30 ettari, posta nel pieno centro del campo Rotaliano, costituita da ciottoli di fiume portati, nel corso di lunghe epoche geologiche, dal torrente Noce lungo la valle di Sole e la valle di Non.
Per diversi anni apportarono terra fertile da terreni limitrofi, meno vocati, al fine di poter coltivare varietà autoctone come Teroldego e Lagrein creando uno dei più noti cru della regione, vinificato in purezza almeno dal 1860.

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